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Notizie storiche di Stigliano

Stigliano risale all'epoca dei primi abitatori della Lucania: i Lucani.
Questi venuti a contatto con gli abitanti della Magna Grecia, ne risentirono il benefico influsso e furono ingentiliti nel costume e nel carattere.
Da studi filologici sul nome delle citta' e dei paesi del Mezzogiorno d'Italia, si e' dedotto che la terminazione dei loro nomi in "ano", "ana" assumono il significato di possesso ed e' inflessione di nomi gentilizi.
Stigliano sarebbe, allora, una forma aferetica di Ostigliano (dal gentilizio Hostilius, cognome comune all'epoca dell'antica Roma fino a risalire agli anni 249-251 d.C. in cui visse l'imperatore Caius Vibius Hostiglianus Tessius Quintus figlio di Troiano Decio).
Caduto l'impero romano, Stigliano fu invasa dai Goti che la fortificarono e la adibirono a loro sede. Ai Goti successero i Longobardi i quali divisero la parte meridionale d'Italia in Principati e questi in Gastaldati. Nel secolo XI Stigliano faceva parte del Principato di Salerno; nel 1068 appartenne a Roberto Conte di Montescaglioso e nel 1070 fu donata da questi al vescovo di Tricarico, in redenzione dei propri peccati, unitamente a quelli della moglie Amelina.
Signore della citta' fu Goffredo Britanno suffeudatario del Conte di Montescaglioso.
Nel 1269 il feudo passo' a Goffredo di Sarzin, gia' cancelliere e procuratore del regno sotto Carlo D'Angio'.
Nel 1274 re Carlo dono' il feudo a Giacomo di Bosciniano, ricordato perche' il feudatario nel 1276 litigo' con l'universita' di Craco a causa dei confini.
Nel 1289 Carlo II per onorare il padre dono' il feudo a Guglielmo della Marra gia' governatore della citta' di Napoli che lo tenne per oltre due secoli e in seguito passo' alla potentissima famiglia dai Carafa.
Dal 1556 al 1638 tutta la proprieta' di questi passo' ad una sua erede che, sposando Don Ramiro de Gusman duca di Medina e vicere' di Napoli, eresse Stigliano a primo capoluogo della Basilicata (sec. XVII).
Nel 1656 Stigliano riporto' molti danni a causa della peste. Inseguito passo' alla potente famiglia dei Colonna di Roma, principi di Stigliano fino al 1783 con Don Girolamo Colonna.Vi nacquero lo scultore duecentesco Meli da Stigliano e Giacomo Trifoglio (Jacopo da Stigliano), architetto del Quattro-Cinquecento.
Nel 1806 fu abolita la feudalita' e fu istituito un apposito tribunale detto Commissione feudale per dirimere le controversie.


Lo stemma di Stigliano

Lo stemma rappresenta un guerriero, armato di lancia, sopra un cavallo che rappresenta il Principe Eligio della Marra in atto di uccidere il drago che infestava le campagne di Gannano.
La leggenda vuole che detto principe andato a combattere il drago, nell'ora del pericolo invoco' la Vergine di Orsoleo in onore della quale poi eresse il Monastero.
Il drago non compare sullo stemma perche' fu trascurato dal pittore.

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Leggende

La "mandarra"
La "mandarra" era una specie di essere mostruoso.
Aveva l'aspetto di una donna gigantesca. Soprattutto aveva le gambe lunghissime. Essa, la notte stava in agguato e con le sue gambe lunghe era sempre pronta ad afferrare chi passava e non la scorgeva. Piantava i suoi piedoni sui tetti delle case o sui massi rocciosi. Stringeva fra le sue gambacce solo le persone cattive:::TORNA ALL'INIZIO :::

La leggenda del tesoro
Un contadino che arava le terre del suo signore ad un certo punto si accorse che l'aratro si inceppava e chiamò il padrone. Quest'ultimo mandò via il contadino e si mise a scavare personalmente. Trovò una grande anfora piena di antiche monete d'oro chiamate "marenghi". Si pensa che quelle monete le avessero sepolte i briganti. Il signore, unico scopritore del tesoro, con quelle monete comprò altre terre e diventò ancora più ricco.:::TORNA ALL'INIZIO :::

Il miracolo del crocifisso
Al tempo della peste, il popolo stiglianese, riunito in fervida preghiera ai piedi del Crocifisso, invocava la cessazione del flagello: All'improvviso una nube invase la Chiesa, offuscando gli occhi del popolo. Diradata la nube i fedeli notarono, con gran meraviglia che la testa della sacra immagine si era inclinata dalla parte sinistra. Un certo Paolo Gafia, mettendo in dubbio l'accaduto corse verso Chiesa ma mentre stava per varcare la soglia, gli si paralizzarono le gambe. Chiese aiuto a gran voce e confessò ai presenti del suo dubbio. In seguito, si ricredette, pregò fervidamente e, dopo aver ricevuto l'olio del crocifisso, guarì.

 

 

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La leggenda dell'Agri
Piu' in alto di Sant'Arcangelo esiste ancora una chiesa dove sono conservate le corna di un drago che infestava nei tempi antichi la regione. Tale drago abitava in una grotta vicino al fiume e riempiva le terre del suo fiato pestifero, rapiva le fanciulle, distruggeva i raccolti. I contadini avevano tentato di difendersi, ma non potevano far nulla contro quella bestiale potenza. Ridotti alla disperazione, pensarono, infine, di rivolgersi al piu' potente signore di quei luoghi: il Principe Colonna di Stigliano.
Il Principe venne, tutto armato, sul suo cavallo; ando' alla grotta del drago e lo sfido' in battaglia. Ma la forza del mostro era immensa e la spada del Principe pareva impotente di fronte a lei. Ad un certo momento stava quasi per darsi alla fuga, quando gli apparve, vestita di azzurro, la Madonna che lo incoraggio' a proseguire la lotta. A questa visione l'ardimento del Principe si centuplico' e gli permise di avere la meglio.
Bisognava ora ricompensare il Principe per il servizio reso. Si radunarono percio' gli abitanti di S.Arcangelo, reputati avari e astuti e dissero che dal momento che il dragoabitava nel fiume, era una bestia dell'acqua, il Principe doveva prendere in ricompensa il fiume e non le terre. L'Agri fu offerto al principe ed egli l'accetto'. I contadini credevano di aver fatto un buon affare e di aver cosi' ingannato il loro salvatore, ma avevano fatto male i loro conti, l'acqua dell'Agri serviva ad irrigare i loro campi e da allora bisogno' pagarla al Principe ed anche ai suoi discendenti.

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La leggenda del "pmpnar" (lupo mannaro)
I lupi mannari sono degli uomini normali che la leggenda vuole nati nella notte di Natale, a mezzanotte in punto. Nelle notti di plenilunio diventano simili a lupi e terrorizzano interi paesi.
Gli uomini si trasformano e diventano lupi perche' vittime di oscuri sortilegi che si possono guarire solo con uno stratagemma: pungere con uno spillo il lupo mannaro. Il sangue perduto permette all'uomo di ritornare alla normalita'.

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La leggenda del "mnocidd" (monachello)
In riferimento alla spiegazione fornita da Carlo Levi in "Cristo si e' fermato ad Eboli", tale personaggio era l'anima vagante di un bambino morto senza essere stato battezzato. Si invocava soprattutto per spaventare i bambini che avevano fatto qualche monelleria. Esso visitava i vivi la notte e tirava loro i piedi e le coperte. Abitavano vicino ai pozzi e all'interno di essi. Avevano un cappello rosso e a coloro che riuscivano a rubarglielo veniva offerto oro ed altro.

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La "gravsej"
Fenomeno provocato da persone dotate di particolari poteri magici in grado di causare una sensazione di soffocamento ad individui nemici.

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La processione dei morti
Era credenza diffusa in tempi remoti che durante la vigilia della ricorrenza del primo Novembre i defunti si recassero in processione in Chiesa per pregare. I vivi erano avvertiti da un suono intenso e prolungato di campane.
Un aspetto caratteristico della processione era rappresentato dal fatto che i defunti si presentassero con i segni che ne avevano provocato la morte. Cio' naturalmente serviva a rendere ancora piu' impressionante la leggenda. Da parte loro i vivi erano obbligati ad andare a letto presto, in quelle notti, poiche' i propri congiunti estinti al momento del ritorno al cimitero passavano da casa e la' consumavano cio' che era stato loro lasciato, nella fattispecie: pane, aglio ed origano.

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Attivita' lavorative scomparse

Bottai: costruttori di barili e botti.
Calzolaio: costruiva e riparava scarpe.
Cestari: costruttori di cesti, lavoratori del giunco.
Funari: costruttori di funi.
Il campanaro: costruiva le campane.
Il frese: arava con i buoi.
Il sellaio: costruiva selle.
Il "ualano":  Il custode dei buoi.
Il vaccaro: Il custode delle mucche.
L' "imbriciaio": costruttori di tegole.
La"Masciar": fattucchiera. Nonostante tale attività non si possa qualificare come lavorativa in senso stretto e' stata inserita in questo settore poiché gli individui che la esercitavano erano in qualche modo a servizio della comunità.
Il maniscalco: ferrava gli zoccoli a muli, cavalli e asini.
Il mattonaio: costruiva mattoni per l'edilizia paesana.
Lo scalpellino: artigiano che scolpiva la pietra a scopo ornamentale.
Il "varricchiaro": costruiva barili.
Il "viaticano": commerciante di formaggio e olio.
Gli "zappatori": era una categoria di lavoratori a sé nel senso che questi svolgevano solo questo tipo di lavoro, cioè zappare la terra.


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Detti stiglianesi

Carezz d can a timp om(e)t: carezze di cane a tempo umido.
Ce tard arreiv mal allogg: chi tardi arriva male alloggia.
La gatta frettarol fec l' gattaridd c(e)cat: la gatta per la fretta partori' i gattini cechi.
Quann l' diuavl t'accarezz uol l'an(e)m: quando il diavolo ti accarezza vuole l'anima.
Ie' murt l' p(e)ccenuenn e non seim chio' ch(e)mpor: e' morto il bambino e non siamo piu' compari.
L' cuon ca abbai non m(e)zz(e)chei: il cane che abbaia non morde.
Quann tropp gadd cant(e)n non fac mai jurn: quando troppi galli cantano non fa mai giorno.
Quann l' ponar vai e ven l'am(e)cezi(e) s manten, quann l' ponar l'ai app(e)ggiot l'am(e)cezi(e)
s' ie' sp(e)zzat:
quando il paniere va e viene l'amicizia si mantiene, quando il paniere l'hai posato l'amicizia si e' spezzata.
Passat l' suant, passat la fest: passato il santo, passata la festa.
Sciat a vatt(e)scia' senz l' p(e)ccenuenn: andate a battezzare senza il bambino.
L'aucidd c(e)cat, la nott s fac l' nueid: l'uccello cieco, la notte si fa il nido.
Quann l' giovn vziat vziei, l' uecchi vzieus s n'addon: quando il ragazzo viziato vizia, il vecchio vizioso se ne accorge.
Quann chiov e mena vint, l' cuocciator stai a l'abbind: quando e' cattivo tempo il cacciatore si riposa.
Fegghj d' gatt, sciorg angapp: figlio di gatto, topo acchiappa.
Quann l' guatt non ce' l sciog abball: quando il gatto non c'e' il topo balla.
L' voj deic ch(e)rneut a l' ciocc: il bue dice cornuto all'asino.
S' n'addon l' ch(e)rneut quann l' curn so' c(e)mat: ci si accorge di essere cornuti quando le corna sono spuntate.
Quann chiov dai l'acqua a l' gaddein: quando piove dai l'acqua alle galline.


UOMINI ILLUSTRI

Stigliano, fu nel passato, patria di uomini illustri, quali:

 

AMELIO DA STIGLIANO, scultore del XIII secolo;

 

GIACOMO TRIFOGLIO, detto Jacopo da Stigliano, architetto che visse nel XV secolo;

 

CLAUDIO TUZIO, sacerdote, vissuto tra il XVI e il XVII secolo, valente dottore in diritto civile e canonico;

 

NICOLA BERARDI, poeta contadino, cui è intestata una via cittadina;

 

VINCENZO CILENTO, sacerdote barnabita, preside del liceo “Bianchi” di Napoli, professore di filosofia teoretica all’Università di Bari, amico di Benedetto CROCE; è considerato il maggiore studioso del filosofo neoplatonico PLOTINO;

 

NICOLA CILENTO, morto recentemente, professore di storia medioevale dell’Università di Macerata e poi rettore dell’Università di Salerno, considerato il più grande studioso della Longobardia meridionale;

 

FELICE ALDERISIO, già preside del liceo “Genovesi” di Napoli e docente di filosofia al Magistero di Salerno, cui è intitolato l’Istituto Magistrale cittadino;

 

GIOVANNI CASSINO, generale di Corpo d’Armata, comandante del COMMILITER di Roma. Si distinse per coraggio e atti eroici nella Guerra Mondiale 1915-18. Gli alti meriti gli valsero la medaglia d’argento al valor militare.

 

VINCENZO DE CHIARA, professore di Sacra Scrittura nel seminario regionale di Salerno e poi Vescovo nella Diocesi di Mileto.

 

ROCCO MONTANO, già docente di letteratura italiana all’Università di Napoli e di Harward (USA). Noto per i suoi studi su Dante, autore di una monumentale “Storia della letteratura italiana”.

 

PIO RASULO, vivente, docente di estetica e di sociologia dell’arte presso l’Università di Lecce; autore di numerosi libri di estetica e di antropologia, fondatore della rivista “NUOVE PROPOSTE”, medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica per la cultura, l’arte e la scuola.

 

NICOLA ROTUNNO, arcivescovo, è stato Nunzio apostolico nel Ruanda e nel Burundi (Africa), nello Sri Lanka e nella Siria (Asia). Ha retto la Diocesi di Sabina – Poggio Mirteto.

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